Le Quattro giornate di Napoli: come abbiamo cacciato i nazisti

Le Quattro giornate: un avvenimento eroico unico nella storia d’ Italia

Il 27 Settembre 1943 iniziavano le quattro giornate di Napoli. Un episodio eroico, unico nella storia italiana. Per quattro giorni, dal 27 al 30 settembre 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, i Napoletani insorsero contro i tedeschi e riuscirono da soli a liberare la loro città dall’occupazione nazista.
Da soli, senza esercito, combattendo per le strade non soltanto con armi, trovate con espedienti, ma anche con mobili, materassi, vasche da bagno che venivano gettati dai balconi e dalle finestre per sbarrare la strada alle truppe tedesche.

Le Quattro giornate valsero alla città di Napoli il conferimento della medaglia d’oro al valore militare.
Una medaglia assegnata a tutti i protagonisti e alle loro storie.le quattro giornate di napoli

L’ armistizio di Badoglio e la risposta tedesca

Dopo l’armistizio firmato l’ 8 settembre da parte del maresciallo Pietro Badoglio, le forze armate italiane si trovarono allo sbando e i tedeschi, che prima erano alleati, divennero nemici della popolazione. Il 12 settembre i nazisti occuparono la città e dichiararono lo stato d’assedio. Per vendicarsi dell’armistizio, che consideravano un tradimento italiano, i tedeschi misero in atto tremende ritorsioni, come lo sgombero forzato di tutte le abitazioni sulla costa fino a 300 m dal mare e l’ordine di deportazione nei campi di lavoro tedeschi di tutti i maschi fra i 18 e 33 anni.

La reazione dei napoletani

A quel punto, i napoletani capirono che era arrivato il momento di reagire. In particolare, furono le donne per prime a opporsi e a impedire che i loro uomini fossero deportati in Germania. Gli scontri e gli agguati alle truppe tedesche ebbero come risultato una ritorsione durissima. Il colonnello Hans Scholl ordinò il coprifuoco e dichiarò lo stato d’assedio con l’ordine di uccidere tutti coloro che si fossero resi responsabili di azioni ostili alle truppe tedesche: “per ogni tedesco morto saranno uccisi cento napoletani”, proclamò.

Le strade furono bloccate e gli uomini che per disgrazia si trovavano nelle vie della città furono caricati con la forza sui camion e chiusi nello stadio in attesa di essere deportati. Le case e i negozi furono saccheggiati e gli uomini e le donne che si opponevano furono fucilati sul posto. Con il passare dei giorni, a Napoli la popolazione cominciò ad assumere atteggiamenti ostili. Si intensificarono gli episodi di intolleranza e le manifestazioni studentesche. Il 27 settembre, però, le donne e gli uomini di Napoli capirono che dovevano reagire. Cominciarono così le Quattro giornate di Napoli!

27 settembre 1943le quattro giornate di napoli

Il 27 settembre segnò l’ inizio de le Quattro giornate. Dopo un’ampia retata dei tedeschi che catturarono in vari punti della città circa 8.000 uomini, 400, forse 500 uomini armati aprirono i combattimenti.

Una delle prime scintille della lotta scoppiò al quartiere Vomero  in località Pagliarone a via Belvedere, dove un gruppo di persone armate fermò un’automobile tedesca uccidendo il maresciallo che era alla guida.

Durante l’intera giornata, aspri combattimenti si susseguirono in diverse zone della città tra gli insorti e i soldati tedeschi che ormai stavano per iniziare le operazioni di sgombero, anche per le notizie (poi rivelatesi false) riguardo ad un imminente sbarco Alleato a Bagnoli.

Un tenente del regio esercito italiano, Enzo Stimolo, dopo essersi posto a capo di un gruppo di 200 insorti, si distinse particolarmente nell’operazione di assalto all’armeria del Castel Sant’Elmo, che cadde soltanto in serata, non senza spargimento di sangue; i tedeschi infatti, asserragliati, tra l’altro sia all’interno della Villa Floridiana sia al Campo Sportivo del Littorio (nel cuore del Vomero), intervennero in forze a dar battaglia.

Un gruppo di cittadini si diresse nelle stesse ore verso il Bosco di Capodimonte dove, secondo alcune voci che giravano in città, i tedeschi stavano conducendo a morte alcuni prigionieri. Fu messo a punto un piano per impedire ad un gruppo di guastatori tedeschi di minare il ponte della Sanità per l’interruzione dei collegamenti con il centro della città, cosa che fu realizzata con successo il giorno successivo ad opera di un drappello di marinai.

In serata, venivano assaltati e depredati i depositi d’armi delle caserme di via Foria e di via Carbonara.

28 settembre 1943le quattro giornate di napoli

Il 28 settembre gli scontri si intensificarono; nel quartiere Materdei una pattuglia tedesca, rifugiatasi in un’abitazione civile, fu circondata e tenuta sotto assedio per ore, sino all’arrivo dei rinforzi: alla fine 3 Napoletani persero la vita.

A Porta Capuana un gruppo di 40 uomini si insediò, con fucili e mitragliatori, in una sorta di posto di blocco, uccidendo 6 soldati nemici e catturandone altri 4, mentre diversi combattimenti si avviarono in altri punti della città come al Maschio Angioino, al Vasto e a Monteoliveto.

I tedeschi procedettero ad altre retate, questa volta al Vomero, ammassando numerosi prigionieri all’interno del Campo Sportivo del Littorio, cosa che scatenò la reazione degli uomini di Enzo Stimolo, che diedero l’assalto al campo sportivo, determinando, dopo aver dovuto fronteggiare un’iniziale reazione armata, la liberazione dei prigionieri, il giorno successivo.

29 settembre 1943le quattro giornate di napoli

Al terzo giorno di feroci scontri per le vie di Napoli, l’organizzazione dell’insurrezione rimaneva ancora lasciata ai singoli capipopolo di quartiere, mancando del tutto i contatti con le forze strutturate dell’antifascismo come il Fronte Nazionale (diretta emanazione del CLN).

Andavano intanto emergendo figure locali che assunsero il comando delle operazioni nei vari quartieri della città.

Nella Piazza Giuseppe Mazzini, presso l’edificio Scolastico “Vincenzo Cuoco”, i tedeschi attaccarono in forze con i carri armati Tiger e non più di 50 ribelli tentarono strenuamente di opporsi ma dovettero subire il pesante bilancio di 12 morti e più di 15 feriti.

Anche il quartiere operaio di Ponticelli subì un pesante cannoneggiamento, in seguito al quale le truppe tedesche procedettero ad eccidi indiscriminati della popolazione penetrando sin dentro le abitazioni civili. Altri combattimenti si ebbero nei pressi dell’aeroporto di Capodichino e di Piazza Ottocalli, dove morirono 3 avieri italiani.

Nelle stesse ore, presso il quartier generale tedesco in corso Vittorio Emanuele (tra l’altro ripetutamente attaccato dagli insorti) avvenne la trattativa tra il Col. Walter Schöll e il Ten. Enzo Stimolo per la riconsegna dei prigionieri del Campo Sportivo del Littorio; Walter Schöll ottenne di aver libero il passaggio per uscire da Napoli, in cambio del rilascio degli ostaggi che ancora erano prigionieri al campo sportivo. Per la prima volta in Europa i tedeschi trattavano alla pari con degli insorti civili.

30 settembre 1943le quattro giornate di napoli

Mentre le truppe tedesche avevano già iniziato lo sgombero della città per il sopraggiungere delle forze anglo-americane provenienti da Nocera Inferiore, in città il professor Antonio Tarsia in Curia si autoproclamò, presso il Liceo “Jacopo Sannazaro”, capo dei ribelli assumendo pieni poteri civili e militari ed impartendo, tra l’altro, precise disposizioni circa l’orario di apertura degli esercizi commerciali e la disciplina.

Tuttavia i combattimenti non cessarono e i cannoni tedeschi che presidiavano le alture di Capodimonte colpirono per tutta la giornata la zona tra Port’Alba e Materdei. Altri combattimenti si ebbero ancora nella zona di Porta Capuana.

Gli invasori in rotta lasciarono dietro di loro incendi e stragi. Finiti i bombardamenti, le granate, i morti e il terrore, persino il Vesuvio, dopo una tremenda eruzione coincisa proprio con le Quattro giornate, smise di fumare. “S’è levato ‘o cappiell”, dissero i napoletani, interpretandolo come segno di saluto alla rinascita che stava per cominciare.

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